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Guidare
per evadere
Un guidatore particolare è quello che guida per evadere
ed ama viaggiare spesso senza una meta fissa.
Il film che meglio rappresenta questa categoria è indubbiamente
Thelma & Louise in cui Susan Sarandon (nel ruolo
di Louise Sawter) e Geena Davis (nel ruolo di Thelma Dickinson)
vivono una storia che può apparire paradossale se letta
in chiave realistica, ma piena di significati simbolici.
Simile
è anche Priscilla, la regina del deserto, in
cui i tre protagonisti, anche se hanno la loro meta in una
località all'interno del deserto australiano, questa
è solo fittizia perché vedono nel loro viaggio
un motivo di rivincita e di fuga dalla realtà.
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Guidare
per pensare
Un altro guidatore è quello che ama pensare o riflettere
quando è al volante e si contrappone chiaramente a
quello evasivo e al suo desiderio di alienazione.
Il film che può rappresentare questo guidatore è
Caro Diario di Nanni Moretti, e in particolare il primo
episodio, perché la riflessione e la meditazione pervade
di sé tutto il film. Anche se Moretti gira in Vespa
per Roma, la sua traversata non è mai banale e ripercorre
a volte luoghi pieni di significato come quello dell'omicidio
di Pasolini o si concretizza in incontri che si concludono
con battute spesso ermetiche e pungenti.

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Guidare
per lottare
Un tipo ancora più particolare di guidatore è
quello che guida per lottare. E' un tipo spesso condannato
dalla morale perché scarica sulla guida tutte le proprie
frustrazioni e manie. Indichiamo come esempio di film Il
Sorpasso di Dino Risi. Anche se molto vecchio (1962),
viene spesso riproposto perché ormai l'arrogante Bruno
(interpretato da Vittorio Gassman) è diventato un archetipo
del guidatore azzardato che fa del sorpasso anche un motivo
e uno stile di vita.

Sempre
sul tema del sorpasso ricordiamo Duel opera di un Steven
Spielberg allora ventiquattrenne. Il film, ripreso da un racconto
di Matheson, è incentrato tutto sulla lotta tra un
autista e un oscuro e irriducibile camionista.
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Guidare
per cuccare
C'è anche chi guida per apparire più interessante
e per "rimorchiare".
Gli esempi cinematografici sono tanti,
ma citiamo solo Gioventù bruciata del 1955 di
Nicholas Ray. Il film, interpretato da James Dean, è
rilevante per l'episodio della "corsa del coniglio".
La scena, spesso scimmiottata senza troppo fortuna da emulatori
della nostra epoca, è ormai un classico del cinema
e un mito di una generazione.

Una
gara simile è riproposta anche in Grease dove
John Travolta e i suoi amici sistemano una vecchia auto per
far conquiste e razzie di cuori.
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Guidare
per lavorare
Moltissimi sono quelli che devono guidare perché costretti
dal loro lavoro: camionisti, tassisti, autisti e così
via.
Tra tutti la categoria più rappresentata nei film sono
i tassisti che possono vantare a loro favore film spesso incentrati
sul loro lavoro. Naturalmente ricordiamo Taxi driver
di Martin Scorsese interpretato da Robert De Niro (nel ruolo
di Travis Bickle) e da una giovane Jodie Forster (nel ruolo
di Iris).
Il lavoro, non troppo tranquillo, scelto da Travis è
quello del tassinaro nei turni di notte proprio perché
si addice alla sua naturale insonnia.

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Guidare
e non guidare
Una categoria particolare di guidatori sono quelli che sono
costretti dal lavoro o dalla necessità.
Come film emblema di questa categoria possiamo indicare sicuramente
Tassisti di notte dove le cinque vicende tragicomiche
ripercorrono le disavventure di alcuni tassisti sparsi in
tutto il mondo tra cui il nostro Roberto Benigni.

Emblematico è l'episodio ambientato a New York in cui
il protagonista nero Yoyo (interpretato da Giancarlo Esposito)
riesce, dopo diversi tentativi, a salire su un taxi per recarsi
a Brooklyn, ma si accorge presto dell'inesperienza del guidatore,
un profugo russo, che fa procedere l'auto a sbalzi.

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